Il cosciotto d'agnello ha due facce. Dentro la carne è tenera e leggermente dolce, fuori c'è il grasso, che sa di agnello in modo netto, e la crosta di erbe e aglio. Il vino deve andare d'accordo con entrambe.
Per il grasso servono tannini, cioè quella sensazione asciutta che senti sulle gengive col tè nero forte. Si attaccano al grasso e ti lasciano la bocca pulita a ogni boccone. Per la crosta serve un vino che abbia già qualcosa di erbaceo o speziato, così rosmarino e timo trovano un eco nel bicchiere.
Per questo il rosso è la strada più semplice. Puoi scegliere un vino strutturato, uno più fresco e leggero o uno caldo e pepato, a seconda di quanto è saporita la crosta e di chi siede a tavola. Le bottiglie che seguono vanno in queste tre direzioni.
La scelta perfettaIl classico di Bordeaux, senza giri di parole
Le Petit Chevalier viene da Pessac-Léognan, sulla riva sinistra di Bordeaux. Lì il Cabernet Sauvignon comanda e il Merlot, il Cabernet Franc e il Petit Verdot completano il quadro. È il vino che i francesi aprono con il gigot da generazioni.
I tannini sono fini come polvere di cacao e aggrediscono il grasso senza violenza. Cassis e cedro fanno eco al rosmarino e all'aglio della crosta. Se vuoi una sola bottiglia e nessun dubbio, parti da qui.
Ottimo ancheLa strada più leggera, in Borgogna
Se il Bordeaux è la strada maestra, questo Marsannay è il sentiero in discesa. Il Pinot Noir ha ciliegia rossa e un'acidità che fa salivare come un lampone appena colto.
Quell'acidità taglia il grasso al posto dei tannini, che qui sono leggeri. Il risultato è che la carne dolce resta al centro del piatto. Lo consiglio quando a tavola ci sono persone che i rossi potenti li lasciano nel bicchiere.
Ottimo ancheLa garrigue nel bicchiere
Il Vacqueyras sa di collina del Sud, con quelle erbe secche che in Provenza crescono ovunque. Rosmarino e timo, già sul cosciotto, li ritrovi nel vino insieme a frutta rossa matura.
Grenache, Mourvèdre e Syrah danno anche un calore che regge la ricchezza della carne senza appesantire. È il vino più caldo di questi tre, quello da aprire se fuori fa fresco.
Ottimo ancheIl Rioja da tavola della domenica
Non è il vino più sofisticato della lista, e va benissimo così. Il Tío Martín Crianza ha tannini dolci, frutta scura e un accenno di vaniglia che si lega alla crosta caramellata.
È una bottiglia da mettere in mezzo al tavolo, senza cerimonie, con le patate e il pane. Il Tempranillo, con Graciano, Grenache e Mazuelo, lo rende facile da bere anche a chi non è abituato ai rossi con carattere.
La scelta furbaPepe e frutta succosa, a un costo più gentile
La Ponce arriva da Rasteau, a pochi chilometri dal Vacqueyras, e costa decisamente meno della bottiglia di punta. È più diretta e meno complessa. Il Grenache porta frutta nera succosa, la Syrah un pepe che pizzica il palato.
Basta per tenere testa al grasso e alle erbe. È la bottiglia che apri un martedì sera quando l'arrosto avanzato è ancora in frigo.
La versione svizzeraIl Syrah di casa, a Ginevra
Se preferisci bere locale, questo Syrah di Beauvent è la risposta. Ha pepe e fumo, un po' come quando senti il profumo della crosta in forno, e un invecchiamento in barrique che gli dà struttura senza irrigidirlo.
È lo stesso vitigno del Côte-Rôtie che trovi subito dopo, ma in versione svizzera e con meno solennità. Con l'agnello arrosto ci sta alla perfezione.
Se vuoi strafarePer la tavola delle grandi occasioni
Il Côte-Rôtie Les Bécasses è un invito a fare il pranzo di Pasqua più lungo del solito. È una Syrah di collina ripida con viola, pepe nero e un accenno di pancetta affumicata che parla direttamente alla crosta.
Con la carne in più rispetto agli altri c'è la tensione. I tannini scivolano come seta tirata e il vino resta in bocca a lungo dopo il boccone. Aprilo quando vuoi che il cosciotto sia ricordato.
Speriamo che tra le nostre proposte per il cosciotto d'agnello tu abbia trovato la bottiglia che cercavi. È un piatto da tavolata, di quelli che si passano di mano in mano con la famiglia o con gli amici che restano a lungo seduti. Ora non ti resta che aprire una bottiglia e versare. Raccontaci la tua scelta sui social e taggaci, ci fa piacere vedere cosa hai messo in tavola.
Domande frequenti
Meglio vino rosso o bianco con il cosciotto d'agnello?
Il rosso è la scelta più sicura. I tannini tengono testa al grasso e le note di frutta scura e di erbe si abbinano alla crosta di rosmarino e aglio. Il bianco può andare solo se è di struttura e non troppo leggero.
Qual è il miglior vitigno da abbinare all'agnello arrosto?
Il Cabernet Sauvignon, spesso in uvaggio con Merlot e Cabernet Franc come a Bordeaux, è il classico. Anche Syrah e Grenache del Rodano vanno molto bene, soprattutto se la crosta è ricca di erbe. Il Pinot Noir è l'alternativa più delicata.
Il Pinot Noir va bene con il cosciotto d'agnello?
Sì, se vuoi un abbinamento più fine. L'acidità del Pinot Noir taglia il grasso e i tannini leggeri lasciano emergere la dolcezza della carne. Funziona meglio quando la crosta non è troppo forte e a tavola c'è chi preferisce vini meno pesanti.
A che temperatura servire il vino con il cosciotto d'agnello?
I rossi di struttura stanno bene a 16-18°C. Un Pinot Noir o una Syrah svizzera possono scendere verso i 15-16°C. Se la bottiglia è molto calda dalla stanza, dieci minuti in frigo bastano a ridarle freschezza.
Cosa servo se un ospite non beve vino rosso?
Scegli un bianco con corpo, che abbia un po' di legno e una buona freschezza, per non farsi schiacciare dalla carne. Evita i bianchi molto leggeri e aromatici. Se l'ospite ama il rosato, uno strutturato e ben asciutto è un compromesso accettabile.
Tu hai le idee.
Noi abbiamo il vino perfetto.
Stanco di scervellarti per scegliere il vino? Dicci in poche parole perché ti serve una bottiglia e troveremo il vino perfetto in meno di un minuto.







